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Sukkòth
Festa delle capanne
Il Signore parlò a Mosè e disse: «Parla agli Israeliti dicendo: "Il giorno quindici di questo settimo mese sarà la festa delle Capanne per sette giorni in onore del Signore. Per sette giorni offrirete vittime consumate dal fuoco in onore del Signore.»
Levitico 23,33-36 Sukkòth è la festa delle capanne (sukkà = capanna) e incomincia il 15 di Tishrì. “Il giorno quindici del settimo mese, quando avrete raccolto i frutti della terra, celebrerete una festa del Signore per sette giorni.” (Levitico 23,39). Dei sette giorni i primi due sono di festa solenne (mo’èd - in terra di Israele - Èretz Israèl solo il primo) e gli altri di mezza festa (chol-hamo’èd). Sukkòth ci ricorda le capanne in cui abitarono i nostri padri, per quaranta anni, nel deserto, dopo essere usciti dall’Egitto. La capanna è il simbolo della precarietà della vita ma, soprattutto, della protezione del Signore sui figli di Israele. Infatti, pur così fragile e col suo tetto di fronde, attraverso le quali si vedono le stelle, ha sempre protetto gli ebrei da ogni pericolo. Sukkòth è la festa per eccellenza: tre volte troviamo scritto nella Torà (nel Pentateuco) “…e ti rallegrerai” “…e allora sarai lieto” “…e vi rallegrerete davanti al Signore”. È chiamata, per questo, anche zemàn simchaténu (festa della nostra gioia), perché è la festa della benedizione del lavoro, della fatica umana e della fede nel Signore. Si festeggia infatti con la gioia di chi è giunto felicemente alla fine della stagione agricola. Infatti, dopo un anno di lavoro e di lotta contro gli elementi della natura, il contadino ha ora i granai, i magazzini, le cantine pieni del suo raccolto. |
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