I ritrovamenti archeologici a nord della Valle del Giordano spingono gli esperti a riconsiderare i modelli delle prime civiltà.
A Tabqat Fahel, 90 km a nord di Amman, le recenti scoperte indicano che l’antico sito di Pella, dove la successione dei periodi va da quello preistorico a quello mamelucco, potrebbe essere stato un luogo che ha visto nascere la civiltà.
Durante le cinque stagioni di scavi passate, gli studiosi dell’Università di Sydney si sono concentrati sulla prima Età del bronzo (3600-2800 a.C.), tempo in cui si passò dai piccoli villaggi alle città, a insediamenti urbanistici più vasti.
Quando le due squadre, l’australiana e la giordana, hanno cominciato a studiare la prima urbanizzazione nella Valle del Giordano, in molti si aspettavano una datazione più tarda e che il luogo avesse subito l’influenza delle fiorenti civiltà dell’est e dell’ovest.
I resti di mura di una città e altre strutture, riconducibili al 3400 a.C. e fino al 3600 a.C, mostrano che Pella fu una solida città-stato, mentre in Irak stava prendendo forma la civiltà sumera.
Nonostante gli esperti al momento rivolgano la loro attenzione alla Mesopotamia e all’Egitto, quando si discute dei primi centri di civiltà antiche, secondo Stephen Bourke, professore e capo del progetto dell’Università di Sydney, nello studio di questo fenomeno dovrebbe essere compresa anche la zona settentrionale della Valle del Giordano.
Bourke ha dichiarato che sono state rinvenute testimonianze che, se non sono più antiche di quelle della Mesopotamia, lo sono certamente rispetto a quelle dell’antico Egitto.
Grazie alla scoperta della sommità fortificata di un colle e di ampie mura di cinta nei pressi di Tal Husn, gli esperti credono che il sito di Pella sia stato una considerevole città intorno al 3400-3200 a.C., ossia 500 anni prima di quanto si pensasse.
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Sono quasi tutti concentrati in tre villaggi siriani e rappresentano gli ultimi avamposti in una regione in gran parte musulmana. Nel tentativo di conservare la sua antica eredità culturale, la Siria, nel 2007, ha promosso una serie di corsi di lingue per contrastare la scomparsa di una lingua che 3.000 anni fa dominava nel Medio Oriente.
Così è avvenuto che specialisti di lingua aramaica hanno raggiunto il complesso di costruzioni abbarbicate sulla dorsale rocciosa che costituiscono il villaggio di Malula, a circa 35 miglia nord-ovest di Damasco, dove gli abitanti parlano aramaico.
Il programma, però, di recente ha subito una battuta d’arresto, dopo che un giornale ha fatto notare che l’alfabeto adoperato per insegnare l’aramaico scritto rassomiglia ai caratteri ebraici usati in Israele. Preoccupati che un progetto di particolare rilievo potrebbe in qualche modo essere associato al paese nemico confinante, i responsabili del progetto dell’università di Damasco, che ha fondato l’istituto, sono intervenuti rapidamente a congelare l’iniziativa.
Per George Rezkallah, un anziano di Malula che dirige l’istituto, ci sono alcuni della stampa che tentano di sollevare difficoltà infondate. Rezkallah spera che i corsi riprendano la prossima estate.
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Il 6 di Sivàn (questa data non è scritta nella Torà) cade la festa di Shavuòth (festa delle settimane), secondo dei shalòsh regalìm. Commemora la rivelazione del Signore sul Monte Sinài, per cui si chiama anche zemàn mattàn toraténu (tempo in cui ci fu data la Torà). In questo giorno Israele ha trovato, nella Legge, la sua vera libertà.
La festa dura due giorni di festa solenne (uno in Israele) e ci si arriva con un cammino di 7 volte 7 giorni, da Pésach; molti usano passare la prima notte leggendo testi biblici e le hazaròth (esposizione dei 613 precetti, 248 positivi e 365 negativi, della Torà; 248 come le membra del nostro corpo e 365 come i giorni dell’anno).
A Shavuòth si mangiano latticini, perché la tradizione dice che lo studio della Torà ha il sapore del latte e del miele. Si dice anche che, come il bebè ha bisogno del latte per nutrirsi, così il popolo di Israele, che è "appena nato". Nella Torà, inoltre, subito dopo la prescrizione della festa di Shavuòth, viene quest’altra: "Non cucinerai l’agnello nel latte di sua madre". Così gli ebrei si cibavano di latte, per non trasgredire alla legge.
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